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La Repubblica - Concerto Sigle storiche Rai

Piccolo - La Repubblica.it - 2014 - 09 03
Guarda il video completo in streaming sul sito di Rai.tv

La Repubblica - Concerto Sigle storiche Rai

60 anni di TVNICOLA GALLINO
COM'È che saranno trent'anni che non lo usano più, eppure ancora oggi chiunque ascolti su un'arpa l'attacco della "Toccata in la maggiore" di Pier Domenico Paradisi lo riconosce immediatamente come "l'Intervallo della tv", al punto che l'hanno pure ripreso per lo spot modaiolo e ammiccante di un drink? Com'è che molti giurerebbero che il vero titolo dell'"Aria sulla quarta corda" sia "Quark" e l'autore sia Piero Angela, mica Johann Sebastian Bach? E com'è che, nonostante l'unica cosa rimasta immutata nel frattempo nel mondo del calcio sia la forma del pallone, la gracchiante sambetta di "90° minuto" continua ancora a scandire il rituale domenicale di milioni di famiglie italiche? Signori: sono le sigle Rai. Un pezzo fondativo del costume e della storia nazionale. Una matrice dell'immaginario collettivo del dopoguerra che ha fatto gli Italiani almeno quanto i personaggi e i contenuti delle trasmissioni cui sono legate.

È una stagione che oggi sembra conclusa. La capacità delle sigle di generare e sedimentare nuove mitologie di massa appare sterilizzata dal declino della centralità della tv come totem mediatico e dall'avvento del digitale, con la sua moltiplicazione esponenziale di una concorrenza di programmi tanto selvaggia quanto effimera. Probabilmente nessuno fra trent'anni canticchierà i titoli di testa di "Csi", "X-Factor" o "House of cards". O forse sì: magari il valzer di "Ballarò" sarà entrato nella nostra testa senza lasciarla più, come le sgambate "Canzonissime" di Raffaella Carrà o "Disco Bambina" con cui Heather Parisi lanciava il "Fantastico" 1979. Fatto è che anche meritorie operazioni come "Techetechetè", sospese fra memoria e nostalgia, non fanno che ribadire malinconicamente il dubbio.

Fa molto bene allora l'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai a festeggiare i sessant'anni della tv italiana con una serata tutta dedicata alle sigle del servizio pubblico. Accade stasera alle 21 all'Auditorium Toscanini. Presenta Michele dall'Ongaro. Sul podio Pietro Mianiti, già applaudito a Rai Nuova- Musica. Al pianoforte un grande del jazz come Danilo Rea. L'ingresso è libero fino a esaurimento posti, ma occorre arrivare entro le 20.45. Il concerto viene registrato per essere poi trasmesso su Rai5 il 25 settembre e su Radio3. La scaletta è un godibilissimo saggio di sociologia sonora. Da un lato i brani di derivazione colta, che dalla matrice austera e intrisa di pedagogia popolare della Rai delle origini sopravvivono tuttora, seppure in nic- chie inevitabilmente d'élite. Così l'alato finale del "Guillaume Tell" di Rossini su cui l'antenna infinita di un ripetitore si avvitava in un cielo in bianco e nero a salutare l'apertura quotidiana delle trasmissioni. O l'"Aria" dalla terza Suite di Bach che, modulata dagli Swingle Singers, ha sposato per l'eternità la classe di Piero Angela. Gli estratti dal poema sinfonico "Les Préludes" di Franz Liszt, sigla di "Almanacco", o la "Toccata" di Paradisi qui riproposta per arpa e archi. Ma c'è anche spazio per nuovi classici come la "Danse russe" dal balletto "Petruška" di Igor Stravinskij, che senza modificare una nota è diventata la sigla dell'omonimo salotto musicale di Dall'Ongaro su Rai 5.

Sull'altro fronte c'è la lunga schiera di brani moderni, opera di maestri di strepitoso talento e infinita professionalità come Nino Rota o Fiorenzo Carpi — per citarne solo due — ma che volentieri restavano nel cono d'ombra della popolarità delle trasmissioni per cui creavano. L'arrangiatore Andrea Ravizza li ha ordinati e cuciti in quattro medley tematici, alternati a libere improvvisazioni al piano di Danilo Rea. Prima le Trasmissioni storiche: "Tv7", "Rischiatutto", "Chi l'ha visto", "Almanacco del giorno dopo", "Mixer", "Tribuna politica" e "90° minuto". Poi il Varietà con "Studio Uno", "Canzonissima", "Settevoci", l'arboriana "Indietro tutta". Quindi i Grandi Sceneggiati e non solo: "Sandokan", "Il segno del comando", "Pinocchio", "Il giornalino di Gian Burrasca", "Scaramouche", "Ufo robot", "Spazio 1999". E infine le Intersigle, musichette che introducevano trasmissioni di servizio e di massimo ascolto, e che conosciamo davvero tutti: "Telegiornale", "Carosello", "Che tempo fa" (quello del colonnello Bernacca, non quello di Fazio), "La Tv dei ragazzi", "Eurovisione" e lo stacco che accompagnava la fine delle trasmissioni. Era a malapena mezzanotte: ma appariva il monoscopio, il video diventava grigio e si andava tutti a nanna.

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